Monitor Immobiliare

Andamento generale del mercato commerciale,
uffici/direzionale, logistico/produttivo residenziale.

Monitor immobiliare 2017
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Monitor Immobiliare

IPI è un Gruppo immobiliare che, a partire dagli anni ‘70, opera sul mercato immobiliare nazionale sia come consulente per operatori, investitori e privati per la gestione, compravendita, locazione, sviluppo e trasformazione di immobili con le diverse destinazioni funzionali che li caratterizzano, sia come operatore e investitore diretto.

La sede centrale di Torino, con l’ausilio delle proprie filiali dirette di Milano, Roma, Genova, Bologna e Padova monitorano sistematicamente e continuativamente il mercato.

IPI con questa pubblicazione ritorna all’analisi del mercato nei segmenti del commerciale, uffici-direzionale e logistico produttivo, in particolare delle aree dove IPI è presente con le proprie filiali.

Il documento contiene una sintetica analisi del contesto macroeconomico, una sezione sull’andamento del mercato immobiliare e un approfondimento sulle singole città capoluogo accompagnato da tabelle parametriche sui valori minimi e massimi al metro quadrato commerciale, sia per unità nuove o ristrutturate, sia per l’usato recente o da ristrutturare, distinti per caratteristiche tipologiche e per ambito territoriale.

Scopo dell’analisi è fornire ai propri clienti e, più in generale, agli operatori ed investitori del settore, uno strumento d’informazione sul trend dei valori di mercato.

Nel corso del 2016 l’economia globale ha mantenuto una ripresa graduale seppure con prospettive di crescita contenute. Secondo la Banca d’Italia(1) l’esito del referendum nel Regno Unito non ha avuto, sino ad oggi, le ripercussioni di rilievo sui mercati finanziari internazionali inizialmente prospettate. A livello macroeconomico permangono le incertezze dovute alle elezioni americane che hanno registrato, con sorpresa, la vittoria di Donald Trump. Le incognite generate dalla Brexit, dalle elezioni Usa e, nel contesto italiano dagli esiti del referendum sono elementi che, ad oggi, non sono viste comunque con troppa preoccupazione dai mercati internazionali nel breve periodo.

Secondo le più recenti previsioni dell’FMI(2) il PIL mondiale è destinato a chiudere il 2016 con l’incremento del 3,1% e del 3,4% nel 2017. Le prospettive restano incerte nei paesi avanzati ma risultano migliorate, dopo cinque anni di progressivo indebolimento, nei paesi emergenti a seguito della normalizzazione dei prezzi delle materie prime e del prospettato rientro degli stimoli deflattivi.

Negli Stati Uniti, dopo un 2015 che ha registrato una crescita del +2.4% (grazie al contributo fornito dai consumi privati e degli investimenti non residenziali), il 2016 si è presentato in leggera controtendenza. Le ragioni dello slowdown americano sono radicate, principalmente, in due comparti: il manifatturiero e quello energetico. Al di là del rallentamento, quella americana è una economia sufficientemente diversificata che può assorbire questi urti con il ridimensionamento del suo tasso di crescita che si prevede, per il 2017, al 2,2%(3), dato che però potrebbe essere rivisto alla luce degli esiti delle votazioni americane. Ad oggi infatti, dopo l’elezione alla presidenza di Trump, si prospettano politiche “rialziste” per il dollaro che probabilmente costringeranno la Fed ad alzare i tassi a un ritmo più veloce del previsto. Al di là delle incertezze, visto che nessuno è certo di quello che farà Trump, dovrebbero essere sviluppati progetti per le infrastrutture, le spese per la difesa e una chiusura nelle politiche commerciali.

In Giappone la crescita del PIL in termini reali è stata relativamente volatile confermando, nel corso del 2016, il medesimo incremento dello 0,5%(4) del 2015. L’economia giapponese infatti, nonostante il sostegno della politica monetaria, ha risentito negativamente della persistente debolezza dei consumi e della contrazione delle esportazioni. Il quadro è incerto ma, per il 2017, in miglioramento grazie al pacchetto di stimolo del bilancio recentemente introdotto.

L’attività economica del Regno Unito è in ripresa grazie al buon andamento della domanda nazionale: resta l’incertezza sulle ripercussioni economiche dell’uscita dall’Unione Europea.

Il quadro congiunturale nei paesi emergenti è in leggero miglioramento. In Cina la crescita è rimasta stabile continuando a beneficiare dell’espansione del credito e dell’incremento della spesa per le infrastrutture con un aumento elevato dell’attività industriale e delle vendite al dettaglio.

In India la crescita del PIL è rimasta sostenuta mentre si è affievolita la recessione sia in Brasile, sia in Russia, paesi fortemente esportatori di materie petrolifere e dotati di economie meno diversificate che hanno subito maggiormente la crisi avviata nel 2015.

Nel corso del 2016 nell’area dell’euro la crescita si è stabilizzata e l’espansione non ha risentito, in misura significativa, dell’incertezza globale. L’inflazione al consumo dovrebbe risalire, a seguito dell’esaurimento dell’effetto del calo dei prezzi dei beni energetici, seppur frenata dal possibile indebolimento della domanda globale. In generale la crescita nei paesi dell’ Euroarea continua ma in un contesto peggiore rispetto alla primavera 2016. L’Outlook autunnale del Fondo Monetario Internazionale, ha rivisto al rialzo la crescita del PIL per il 2017 in Germania (1,5%) e Francia (1,4%). Continua la ripresa in Spagna dove si prevede un incremento del 2,3%.

Anche in Italia viene confermato un modesto trend di crescita del PIL ma il ritmo resta inferiore rispetto alle nazioni concorrenti, nonostante la legge di Bilancio con investimenti, tagli delle tasse per imprese, stimolo della domanda con il pacchetto pensioni. Le “Autumn Economic Forecast” della Commissione europea stimano che il PIL, nel corso del 2017, crescerà solo del 0,9% (contro una previsione stimata dal Governo nella legge di Bilancio del 1%). La variabile preoccupante riguarda il deficit strutturale, al netto della congiuntura e valido ai fini del pareggio di bilancio, che è stimato al 2,2%.

Il ritardo della crescita in Italia rispetto alla media dell’Eurozona in questa fase si spiega con la crisi del sistema industriale (colpito da due pesanti recessioni) e i tempi di gestione delle crisi aziendali, più dilatati in Italia che altrove. Questi due fattori concorrono a rendere il passaggio dalla recessione all’espansione più lento rispetto ad altri paesi(5). Malgrado queste criticità il clima di fiducia delle famiglie si attesta su livelli ancora elevati con un aumento del potere d’acquisto e un miglioramento tendenziale dell’occupazione(6).

Proiezioni, opzioni, assunzioni e stime sono fornite solo a titolo esemplificativo e non possono essere considerate come rappresentazioni dell’attuale o futuro andamento del mercato. Tali informazioni sono destinate ad uso esclusivo dei destinatari della presente comunicazione e ne è vietata qualsiasi riproduzione che non abbia ottenuto il previo consenso scritto da parte di IPI.

1. Banca d’Italia – Eurosistema – Bollettino Economico num. 4/2016 – ottobre
2. Fonte IFM, Outlook 04 ottobre 2016
3. Fonte IFM, Outlook 04 ottobre 2016
4. Fonte: ISTAT, L’evoluzione dell’economia italiana: aspetti macroeconomici
5. Nota mensile, Istat 10/2016
6. Nota mensile, Istat 10/2016